Prev | Next 1/5


 

PONTE DELLA SCIENZA, Roma


Concorso Internazionale di Idee
Progetto: Mario Tessarollo con C. Belmonte, G. Greselin, A. Guglielmini.
2000

La vegetazione spontanea delle rive suggerisce forme naturali, l’intorno edificato, caratterizzato dalla presenza di scheletri industriali, suggerisce l’uso del metallo, la scienza suggerisce leggerezza e misura.
Il ponte poggia su piloni “albero” sottili a ricordare la vegetazione arbustiva, la strallatura incrociata sostiene e controventa un leggero impalcato. L’incontro tra strallatura e impalcato avviene tramite giunti sferici che non trasmettono alcun momento e rendono evidente la gerarchia strutturale. L’impalcato diviene sottile, scheletrico, quasi si smaterializza. Il colore grigio metallizzato della struttura e la lucentezza dell’acciaio inox della strallatura enfatizzano la tecnica.
Il ponte viene posto in allineamento con le vasche per il deposito del carbon coke della riva Ostiense., unisce la riva dei Papareschi con la riva Ostiense e diviene elemento emergente e significativo, nodo centrale della rete pedonabile e ciclabile all’interno dell’ampia azione di riqualificazione prevista dal Progetto Urbano Ostiense- Marconi.. Unifica il parco in un’unica entità, il collegamento alle rive avviene tramite spazi semicircolari aperti a tutte le direzioni e lievemente pendenti verso il fiume a consentire il raccordo tra le viabilità, l’accesso al fiume avviene tramite due gradinate, una scavata nella riva Ostiense adiacente al ponte, l’altra a sbalzo dalla riva dei Papareschi attraverso la pista ciclabile.
La visione privilegiata del ponte è la sezione trasversale, in essa vive il concetto di ponte “casa”, di ponte coperto. Un’ideale casa è contenuta tra l’incrocio della strallatura e l’impalcato del ponte a generare un luogo, in questo sta l’idea del ponte che oltre ad unire diviene luogo urbano riconoscibile ed attrezzabile a diversi usi.
to delle pareti, a dare all’edificio un effetto tra il solido e il liquido ai confini dell’immaterialità.

The spontaneous vegetation on the banks suggests natural forms, while the built surroundings, scattered with industrial skeletons, suggest the use of metal, and science suggests lightness and restraint.
The bridge is supported by slender “tree” pillars that recall the shrubby vegetation, while the crossed cable stays support and brace a light roadway. The junction between cable stays and roadway is performed by spherical joints that convey no moment and make the structural hierarchy evident. The roadway becomes thin, skeletal, almost invisible. The metallic grey of the structure and the shiny stainless steel of the cable stays highlight the technical component of the construction.
Aligned with the carbon coke tanks of the Ostiense bank, the bridge connects the Papareschi and Ostiense banks and becomes an emerging and meaningful element, a central link in the pedestrian and cycle network within the wide-ranging redevelopment action envisioned by the Ostiense-Marconi Urban Plan. It unifies the park in one entity, with the connection among the different road systems on the banks made possible by semicircular areas open to all directions and slightly sloping towards the river. The river is accessed from two flights of steps, one dug into the Ostiense bank, close to the bridge, the other cantilevering from the Papareschi bank with a cycle track.
The bridge is best represented by the cross-section that shows the idea of the covered bridge as a “house”. An ideal house is enclosed in the point where the cable stays and the roadway meet and generate a place. This is where the idea of bridge is, the bridge that connects but also becomes a recognisable urban place capable of accommodating several uses.